lunedì 17 agosto 2009

La forza di un inno

Una certa persona di un certo schieramento politico ha detto che la gente conosce più le parole Va' Pensiero che quelle di Fratelli d'italia. Posso solo rispondergli con un video.



Ed ora diciamo una cosa sull'inno entrando nello specifico. Che sia uno degli inni più brutti fra tutti gli inni del mondo non si discute (ma è sempre meglio di altri come quello tedesco), ma è dovuto al fatto che, a conti fatti, è una marcietta. Non è regale come God Save the Queen, non è enfatico come la Marsigliese, non militaresco come quello americano, ma ha una qualità che lo rende rende unico come pochi altri: è una musica che rispecchia il popolo italiano.
Riguardatevi il video: la gente oltre a cantare accompagna con il battito di mani, quando non c'è il cantato deve seguire la banda con il poporopopo. È un fatto che per certi versi dà fastidio, per altri ti fa rendere conto di quanto sia sentito l'inno. Con nessun'altro inno si ha questo effetto.
E se questo a Bossi non dovesse andare bene avrei solo altre due parole per lui: suck it!

giovedì 6 agosto 2009

Idee, mezze idee e falsetti

Il blog vive un'altro momento di stallo, non perché non sappia cosa scrivere. Anche quello, ma non è questo il caso. Il problema è che sto avendo un vortice di idee. Tante e non riesco ad afferarle. Spunti per racconti, idee artistiche che aspettano solo di essere impresse sulla tela. E' una cosa che non faccio da anni, circa 20, e mi sono stupito quando mi sono ritrovato a pensare che devo recuperare pennelli e colori per dare sfogo al mio animo. Poi ho sempre il pallino di prendere a cuore la fotografia e darmici con tutto il cuore, ma una macchina fotografica costa ed al momento non me la posso permettere. Altre idee, altro giro, altro regalo. Ho sempre in mente quel progetto che non riesco a portare avanti per mancanza di tempo e poi a 30 anni suonati c'è sempre lei, la musica, che mi cattura e mi fa desiderare di avere un gruppo che faccia cover per iniziare, ma di evolversi con canzoni proprie.
Insomma, provate voi a capire come muoversi in questo groviglio di idee e a non sapere qual'è quella giusta da afferrare, se riesci a prenderla nel momento giusto o se la prendi abbastanza saldamente da non fartela sfuggire.
Confuso non riesco ad orientarmi a tutti gli stimoli che hanno velleità artistica e la cosa mi dispiace. Prenderò di pugno questa situazione di stallo e ne uscirò. Cambiato sicuramente, ma vivo.

domenica 2 agosto 2009

Questione d'immagine

Ai molti tifosi milanisti sparsi per il mondo, il mercato societario della loro squadra del cuore risulterà molto deprimente, forse anche impoverente, perché se partono stelle di prima grandezza come Kakà ma il vuoto lasciato non viene riempito come si deve allora si ha una squadra indebolita. Perché tutto questo? Semplice. Chi mette i soldi nel Milan? Silvio Berlusconi. Chi è il primo ministro a capo del governo attuale? Sempre lui. In che periodo economico stiamo vivendo? Di merda. Ora, con questi tre dati, è facile fare un'analisi più o meno matematica in stile Numb3rs.
Per una squadra di calcio di prim'ordine si spende qualcosa (un po' più di qualcosa, ma credo si capisca l'intenzione). Ne sanno qualcosa gli juventini e gli interisti le cui società stanno facendo la parte del leone nel calciomercato estivo (oltre ad altre piccole come il Napoli e Genoa), ma i loro presidenti sono costruttori d'automobili e petrolieri e basta. Non sono proprietari di tre (dai facciamo sei) emittenti televisive nazionali, editori di una delle più grosse case editrici italiane E presidente del Consiglio dei Ministri. L'ultima voce, in particolare, non rientra fra i titoli che sfoggiano Moratti ed Elkann.
Ora, anche se questa affermazione può far sorridere molti, il fatto di essere in una situazione di crisi economica globale pone il Presidente del Consiglio a cercare di essere d'esempio (l'ho detto che avrebbe fatto sorridere) e quindi non può spendere soldi per il Milan. Il problema è che la squadra rossonera è sempre stata un questione d'immagine per lo psiconano. Lo è stata quando ha dovuto costruire il suo impero, lo è stata quando è sceso in campo, lo è stata quando s'è trattato di prendere voti e lo sarà anche adesso rivelandosi un effetto boomerang.
È inutile negare che molti dei voti che quello lì s'è preso è dovuto in larga parte anche a quello che il Milan ha vinto ed ostentato poi. Per questo vendere i propri campioni (alla lista si sta aggiungendo anche Pirlo) e non comprarne se non giovanissimi e da allevare non può che essere un'arma a doppio taglio perché inevitabilmente molti di quei voti arrivati tramite le vittorie del Milan si disperderanno per lo schifo di questa estate calcistica (lasciam perdere che dovrebbero sfaldarsi per altri motivi ben più gravi, ma tant'è). Rimane dalla sua che per un paio di anni di elezioni non ce ne sono e quindi ha, purtroppo, la possibilità di recuperare il terreno perduto, ma il problema rimane: spendere i soldi per il Milan ed essere criticato per la congiunzione economica, o non spendere soldi per il Milan e potenzialmente perdere voti? La soluzione, per me, è che dovrebbe lasciare la presidenza. Del Consiglio però.

domenica 12 luglio 2009

Coraline

Ieri, dopo quasi un mese dall’uscita nelle sale, sono riuscito ad andare quel capolavoro d’animazione in 3D che è Coraline. I miei commenti non possono che essere entusiastici dopo aver amato il libro di Neil Gaiman dal quale è tratto il film.


Coraline si è appena trasferita in una nuova casa ed i suoi genitori, sempre indaffarati con il lavoro, hanno tempo zero da dedicarle. Nasce così un gioco di ricerca in cui Coraline troverà una porta che la porterà in un altro mondo dove vive un altro padre e un’altra madre sempre pronti per lei, sempre con il sorriso sulle labbra, dove tutto è un’altra versione del grigio mondo lasciato alle spalle dietro la porticina. Sarebbe tutto perfetto se non fosse che gli abitanti di quello strano e colorato mondo non avessero i bottoni al posto degli occhi e che vorrebbero metterli anche a Coraline per farla restare con loro.
Mi sembra insensato andare oltre, rischierei di dire qualcosa che non dovrei per chi non ha avuto ancora il piacere di leggere/vedere.



Quasi 140 anni dopo Alice adventure’s in Wonderland, il romanzo di Coraline è del 2004, Neil Gaiman riesce a catturare l’essenza di quello che uno ha e di quello che vorrebbe e di quanto possano entrare in contrasto. Da un lato abbiamo la vita reale dove Coraline è amata, ma seguita poco per via degli impegni lavorativi che vengono interpretati come abbandono e noncuranza. Dall’altro lato abbiamo un modo perfetto, dove i genitori di Coraline sono sempre presenti, dove tutto è divertente e magico, ma che il troppo amore nei confronti della bambina diventa egoismo possessivo.


Visivamente il film è fatto molto bene. Le ambientazioni sono perfette, la caratterizzazione dei personaggi sublime e il 3D di ottima fattura. Il regista, lo stesso di Nightmare before Christmas tra l’altro, ha reso molto fedelmente le atmosfere del film andando a creare una splendida pellicola tenebrosa ed inquientante dove, diversamente dal solito, sono le luci ed i colori a rappresentare il pericolo e, per l’appunto, l’inquietudine.
Il valore aggiunto del film viene dato poi dalla visione in 3D che dà modo di vedere una profondità di campo decisamente notevole, con alcun scene del film che vanno incontro allo spettatore. Sicuramente questo è il modo migliore per vederlo.


Come si può intuire non ho commenti negativi per questo titolo. È una splendida storia resa altrettanto bene e non posso che consigliarne la visione. Fin dall’inizio vi sentirete come un bambino di fronte alle giostre o allo zucchero filato.

venerdì 3 luglio 2009

La similitudine dell'albero

In tempi di crisi le aziende tagliano i costi immediatamente riconducibili agli operai, alla forza lavoro. È una cosa ben nota a chi segue un minimo la cronaca locale o chi, purtroppo, lo vive in prima persona.
Quello che le aziende cercano di fare, con queste manovre, è quello di ibernarsi, congelare il proprio stato di azienda in crisi in attesa di tempi migliori. Tutto questo mi ha fatto venire in mente una similitudine.
Gli alberi in autunno perdono le loro foglie perché, in inverno, devono concentrare la linfa vitale dove è più necessario e le foglie, viste come tratto ultimo del percorso sanguigno, sono considerate sacrificabili. In mancanza del nutrimento le foglie seccano, muoiono e cadono.
È un'atteggiamento, questo, che fa anche il corpo umano in condizioni di ipotermia. A fronte di un'assideramento il nostro corpo concentra la energie dove più è necessario, ovvero il cuore lasciando invece che le gambe si sacrifichino per il resto, d'altronde senza gambe si può vivere, ma senza cuore è già più difficile.
Le aziende stanno attraversando il loro periodo autunnale/invernale e quindi attuano una tattica messa a punto da Madre Natura in millenni, se non fosse che i lavoratori, in quanto parte produttrice del processo lavorativo, non sono le foglie ma le radici.
Le aziende pensano da quercie, quando invece dovrebbero pensare da pini, che sono sempreverdi

sabato 27 giugno 2009

All Blacks - Italia

Quella che ho visto oggi è stata sicuramente la migliore Italia della tourné australe. Dopo la deludente prima prestazione contro gli australiani ed aver tirato fuori le palle nella seconda partita sette giorni dopo, gli Azzurri si apprestavano ad incontrare gli All Blacks non al massimo della loro forma e piena zeppa di rincalzi (se di rincalzi si può parlare quando si parla dei tuttineri) per far fronte agli infortuni e alle assenze di lusso dei vari Richie McCaw, Ali Williams, Dan Carter. Gente che, comunque, fa il suo sporco lavoro e lo fa bene.
L'Italia placca, difende sulla linea e anche oltre la linea del vantaggio. La Nuova Zelanda perde palla, fa avanti, rimane schiacciata nella propria metà campo per buona parte della partita ma in fondo sono la squadra più forte del mondo e se lo ricordano in tre occasioni quando giocano da All Blacks. Gli Azzurri arginano come possono, a volte anche evitando il peggio, ma comunque quelle tre fiammate portano a tre mete mentre il ruolino delle nostre marcature rimane a zero, ad esclusione dei due piazzati di McLean.
Dispiace per il risultato che probabilmente riflette poco lo sforzo profuso in campo, ma 27 a 6 è un punteggio da guardare con ottimismo proprio per quello che si è visto dal XV italiano.
Ora l'Italrugby deve mantenere questo standard per i prossimi impegni internazionali a novembre quando ospiteremo gli All Blacks a San Siro