Del Rubygate credo che ne abbiano parlato in tanti, anche in troppi. Personalmente ognuno può fare quel cazzo che gli pare purché quel cazzo che gli pare non pregiudichi le prestazioni nell'ambito lavorativo, in particolar modo nel settore Pubblico (di quello con la P maiuscola, mica i dipendenti dell'Inps). Che poi un politico, ergo personaggio pubblico, debba essere moralmente e penalmente degno di questo nome è un'altra cosa (e non mi ci voglio neanche entrare per evitare di fare discorsi banali)* Dicevo del Rubygate che ha sortito l'effetto contrario di quello sperato da stampa e pseudo opposizione. È vero che un italiano su due è dell'idea che il nanetto debba dimettersi, ma è anche vero che sembra che non abbia perso alcun voto (avrei un parere sul perché, ma me lo tengo). Ma non è questo che intendo con l'effetto contrario. Se qualcuno ci ha fatto caso sui giornali è fiorire di donne che dicono di essere state alle feste ad Arcore, a momenti c'è la gara a chi ha avuto più presenze/inviti e di chi ha ciucciato più cazzi. Siamo sempre lì: la mera (nel senso del meretricio) visibilità mediatica. Il rubygate è diventato un'ufficio stampa, un carro dei vincitori sui quali salire e fregiarsi di farne parte, quando prima era assolutamente omertosamente top secret. Un po' come ammettere di votare democrazia cristiana, tanto tempo fa, o Forza Italia, poco tempo fa. Vincevano le elezioni, ma guai a trovare qualcuno che li aveva votati.
Che poi io, un ciuccione dalla Minetti, me lo farei fare (e voglio vedere chi mi da torto)
Se invece volete un'analisi sviscerata degli ultimi quindici anni di Berlusconismo vi consiglio di andare leggere il post di Niccolò Carli
* Resta comunque, senza se e senza ma, che la Ruby in questione all'epoca dei fatti era minorenne, anche se ne dimostrava di più quindi, penalmente, i presupposti ci sono tutti. Agli inquirenti e ai giudici l'ardua sentenza.
Scott Pilgrim è un giovane ragazzo di Toronto, il cui unico scopo è quello di cazzeggiare e suonare il basso nella sua banda. Un giorno, ad una festa, incontra Ramona Flowers, si innamora e iniziano a frequentarsi. Ma per ufficializzare la sua relazione con la ragazza dai capelli multicolori dovrà combattere (e conseguentemente sconfiggere) i sette malvagi ex-ragazzi di Ramona. Prego la regia di far partire il trailer.
Quello che il buon Scott Pilgrim non immaginava di dover fronteggiare, una volta sbarcato in Italia, era l'indecente programmazione e distribuzione nelle sale italiane. Complice il fatto che il week-end di uscita era lo stesso dell'ultimo film di Harry Potter, nella sola provincia di Milano i cinema che lo proiettavano erano 5. Cinque. Five. Cinq. Cinco. Fünf. пя́теро. E già qua... Aggiungiamo poi che di pubblicità non è stata fatta se non il tam tam su internet (facebook e twitter in primis). Concludiamo con il fatto che la programmazione, per far spazio al suddetto mago, dava orari del tipo 14.00, 14.55, 15.15, 16.00 per arrivare, alla fine, all'orario più estremo. 17.00 alle Torri Bianche di Vimercate. Sbagliando collocazione e data di uscita il risultato è che il film è uscito il 23 novembre, ed è uscito dalla programmazione il 25 novembre. Ed io bestemmio perché non sono ancora riuscito ad andarlo a vedere.
Ed è per questo che sfanculare la Universal e il distributore italiano, ma soprattutto per poter vedere il film senza aspettare il dvd, non nascondo che ho scaricato Scott Pilgrim vs the world in inglese sottotitolato in italiano. E vaffanculo.
Oggi, per caso (miracoli dello sharing su facebook), ho scoperto un nuovo blog che pubblica strip umoristiche sul mondo della grafica - ehi! Guarda caso sono un grafico - che racconta aneddoti, assurdità del mondo della grafica (e credetemi quando dico che hanno più che un semplice fondo di verità). Ho trovato, poi, molto interessante rendere protagonisti delle strip dinosauri, primati, come a dimostrazione della continua evoluzione del pianeta grafica, dove il capo è un gorilla, l'account un'altezzosa giraffa e così via. Teknosauri è molto divertente, ed è per questo che l'ho messo nella colonnina laterale delle cose a segnale. E se passate a leggerlo pensate al vostro grafico preferito, sai mai che non mi possa essere capitato.
Eravamo ragazzi e ci dicevano: “Studiate, sennò non sarete nessuno nella vita”. Studiammo. Dopo aver studiato ci dissero: “Ma non lo sapete che la laurea non serve a niente? Avreste fatto meglio a imparare un mestiere!”. Lo imparammo. Dopo averlo imparato ci dissero: “Che peccato però, tutto quello studio per finire a fare un mestiere?”. Ci convinsero e lasciammo perdere. Quando lasciammo perdere, rimanemmo senza un centesimo. Ricominciammo a sperare, disperati. Prima eravamo troppo giovani e senza esperienza. Dopo pochissimo tempo eravamo già troppo grandi, con troppa esperienza e troppi titoli. Finalmente trovammo un lavoro, a contratto, ferie non pagate, zero malattie, zero tredicesime, zero Tfr, zero sindacati, zero diritti. Lottammo per difendere quel non lavoro. Non facemmo figli - per senso di responsabilità - e crescemmo. Così ci dissero, dall’alto dei loro lavori trovati facilmente negli anni ‘60, con uno straccio di diploma o la licenza media, quando si vinceva facile davvero: “Siete dei bamboccioni, non volete crescere e mettere su famiglia”. E intanto pagavamo le loro pensioni, mentre dicevamo per sempre addio alle nostre. Ci riproducemmo e ci dissero: “Ma come, senza una sicurezza nè un lavoro con un contratto sicuro fate i figli? Siete degli irresponsabili”. A quel punto non potevamo mica ucciderli. Così emigrammo. Andammo altrove, alla ricerca di un angolo sicuro nel mondo, lo trovammo, ci sentimmo bene. Ci sentimmo finalmente a casa. Ma un giorno, quando meno ce lo aspettavamo, il “Sistema Italia” fallì e tutti si ritrovarono col culo per terra. Allora ci dissero: “Ma perchè non avete fatto nulla per impedirlo?”. A quel punto non potemmo che rispondere: “Andatevene affanculo! Torto, Breve storia di una generazione
Lunedì 1 ottobre parte questa nuova miniserie in 6 episodi, The walking dead per l'appunto, e sono riuscito a vedere il primo episodio (in inglese sottotitolato in italiano). L'impressione è decisamente buona. La storia ricalca quella ripresa da George Romero per La notte dei morti viventi (a sua volta ispirato dal libro Io sono leggenda), quantomeno nelle basi: un virus appesta la gente e quando questa muore dopo qualche ora/giorno riprende a vivere in forma di affamato errante, senza più volontà se non quella di soddisfarmi il bisogno primario di sfamarsi mangiando carne.
Il protagonista principale della storia è Rick Grames, un poliziotto che si risveglia dal coma dopo esser stato ferito in servizio in una sparatoia. Nel frattempo che lui è stato in coma si è scatenata la pandemia, l'umanità è sull'orlo dell'estinzione e gli erranti vagano senza meta per l'America (perché chiaramente è ambientato negli Stati uniti) in cerca di carne fresca.
Come si può intuire The walking dead nasce, prima che miniserie tv, come fumetto (che purtroppo non ho avuto il piacere di leggere, ma che provvederò il prima possibile), ma quello che forse la miniserie riesce a rispecchiare è il clima inquietante di un mondo post apocalittico. Per rendere l'idea, la prima scena, dove il nostro poliziotto è alla ricerca di benzina per la propria macchina, si svolge in uno sfasciacarrozze senza alcun dialogo, solo il silenzio innaturale di un luogo senza più persone pensanti.
Il mio consiglio è quello di vedersi questa miniserie che si prospetta davvero interessante e per dare ulteriore prova di ciò chiudo con il trailer di questa nuova miniserie di zombie. Gli zombie sono tornati e fanno di nuova paura.